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18 Gennaio, 2023

Il video della Premiazione della II Edizione

Il sito del Premio Mimmo Càndito si arricchisce di un canale You Tube che inauguriamo con la cronaca dell’annuncio dei vincitori della seconda edizione, avvenuto il 16 gennaio al Circolo dei Lettori.
Una serata di giovani promettenti e di grandi protagonisti del giornalismo di oggi, come il direttore de La Stampa Maurizio Giannini le cui parole suggeriamo di non perdere.

18 Gennaio, 2023

Una festa per Mimmo e per l’Informazione
alla II edizione del Premio che gli è intitolato

(I vincitori, i menzionati, il direttore Giannini e non solo, presto qui e sul canale You Tube del Circolo dei Lettori)

Una bella “festa dell’Informazione” al Circolo dei Lettori di Torino, dove l’altra sera si è tenuta la premiazione dei vincitori della seconda edizione del Premio Mimmo Cándito per un Giornalismo a Testa Alta. Sala esaurita, molta attenzione, discorsi alti che ascolterete se vorrete dal video che a breve andrà sul canale You Tube del Circolo stesso, dove potrete assistere all’intera serata. Vincitori bravissimi, simpatici e qualcuno emozionato. Ospite d’onore il direttore de La Stampa Massimo Giannini, che è rimasto fino alla fine: ha interloquito con i premiati, ha risposto alle domande.
Dei Giurati mancavano Vincenzo Vita, trattenuto a Roma da un’influenza, e Simona Carnino, attualmente in Guatemala per un reportage, mentre lo scrittore Marco Revelli è intervenuto da casa e ha parlato di Mimmo in termini che hanno suscitato commozione. Il collega Paolo Griseri ha guidato la serata con piglio deciso.

Accompagnamo l’accurato comunicato con qualche foto, per darvi un’idea di cos’è stato, in attesa del video che troverete pure qui appena disponibile.
Un grazie riconoscente al professor Gian Giacomo Migone che ha ideato il Premio. Un grazie solenne a Elena Loewenthal, direttrice del Circolo e grande e generosa ospite del nostro Premio.

Da sinistra: Gian Giacomo Migone, Paolo Griseri, Marinella Venegoni, Marina Forti, Massimo Giannini.  Alle loro spalle, Marco Revelli

La giuria della seconda edizione del Premio Mimmo Candito – per un Giornalismo a Testa Alta, composta dal Presidente Paolo Griseri (La Stampa), Marina Forti (Internazionale), Simona Carnino (vincitrice della prima edizione) e Vincenzo Vita (Il Manifesto) ha così votato.

1) Premio OPERA

Federica Tourn: “Quel prete è uno stupratore”, con la seguente motivazione:

“Sugli abusi sessuali subiti dalle suore e non di rado coperti dalle autorità ecclesiastiche, ha il pregio di trattare un argomento raramente riportato sulle prime pagine dei media, soprattutto in Italia, e il vantaggio della completezza delle testimonianze. Una indagine vecchio stile, che si basa sulla forza del racconto, un meticoloso uso delle fonti e la capacità di scrittura e che, in questo caso, non può, per ovvie ragioni, essere sostenuta da immagini e testimonianze video.

Sullo sfondo il tema delle discriminazioni di genere nella Chiesa Cattolica e in particolare nelle missioni africane. Perché un’inchiesta sulla Chiesa Cattolica è per sua natura globale e coinvolge culture e aree geografiche molto lontane tra loro. Di particolare interesse le testimonianze delle suore che, dall’interno della Chiesa, cercano di denunciare gli abusi e provano a modificare lo stato di cose esistenti. Un ottimo lavoro che merita il premio a un giornalismo d’inchiesta disposto a raccontare verità scomode. Anche quelle di fede.

MENZIONE 

La giuria ha anche deciso di assegnare una menzione particolare al reportage di Daniele Bellocchio sul Nagorno Karabakh. Il lavoro di un coraggioso freelance che si distingue per l’articolata struttura del reportage e la capacità di seguire sul campo nel corso del tempo le vicende di una guerra ormai dimenticata.

2) Premio Progetto d’Inchiesta

Letizia Tortello: “Marocco, donne fuori dal Medioevo”

Il progetto di Letizia Tortello sulla condizione delle donne in Marocco ha il pregio di un programma preciso e definito, in grado di raccontare la difficile transizione della società marocchina verso il superamento della tradizionale disparità di genere. Lo fa proponendosi di ascoltare le testimonianze delle associazioni di donne marocchine e raccontare le realtà in cui, al contrario, la loro condizione è ancora soggetta a forti discriminazioni. 

Più che nella contrapposizione un po’ macchiettistica tra modernità e medioevo, l’interesse del progetto è proprio nella realtà sempre più embricata che lega Italia e Marocco. Non solo a Torino, la città italiana con il maggior numero di residenti di origine marocchina, ma anche in molti altri centri della Penisola. Le donne che emigrano dal Marocco sono spesso badanti, colf, commercianti, fanno parte della nostra società. L’influenza reciproca tra le due culture di riferimento determinerà inevitabilmente un pezzo del nostro futuro.

3) Menzione speciale degli allievi della Scuola di Giornalismo “Lelio Basso” di Roma, nostra partner

Valerio Cataldi: “Mario che costruiva la pace”

Riaccende l’attenzione su un evento troppo presto messo a tacere, la morte di Dario Paciolla in dubbie circostanze, mettendo a fuoco sia l’operato sospetto degli inquirenti colombiani, sia il silenzio mantenuto dalle Nazioni Unite sul caso. 

Chi sono i vincitori

Federica Tourn, professionista freelance piemontese, autrice di reportage internazionali da zone calde, esperta di problematiche femminili e religiose. 

L’articolo è stato pubblicato su “Millenium”, mensile del Fatto Quotidiano.

Daniele Bellocchio (menzione). Pubblicista freelance di Lodi, si occupa di tematiche internazionali e reportage da zone problematiche del globo, su tv, radio, web e carta stampata. Il suo lavoro è pubblicato da Inside Over

Letizia Tortello, torinese, professionista a La Stampa. Inviata in Ucraina e curatrice di inchieste su vari paesi europei. Coautrice del libro “Goodbye Merkel. Perché per 16 anni ha governato lei”.

Valerio Cataldi (menzione). Romano, caporedattore delle inchieste di Rainews dove cura il programma Spotlight. Specializzato in criminalità organizzata e immigrazione, ha collaborato con l’Unicef e fondato l’associazione Museomigrante. 

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29 Dicembre, 2022

Circolo dei Lettori, il 16 gennaio
La seconda edizione del Premio

con Massimo GianniniMarco RevelliGian Giacomo Migone e i giurati Paolo GriseriMarina FortiSimona Carnino e Vincenzo Vita, saluti di Silvia Garbarino Stefano Tallia, modera Marinella Venegoni

Proclamazione dei vincitori del premio annuale destinato a un giornalismo di inchiesta e di analisi in lingua italiana nel campo della politica e della società internazionale, nato nel 2018 a 9 mesi dalla scomparsa di Mimmo Cándito.

Dopo 77 anni, nel 2022 il concetto di guerra è tornato a tutti familiare: ma per gente come Mimmo, tale dimensione dell’orrore umano è stata a lungo una realtà da vivere e raccontare con sprezzo del pericolo. Dopo il premio ai due designati – per l’Opera e per il Progetto – un pugno di grandi esperti di Giornalismo e Storia discuteranno di come si può tornare ai pericoli, alla fame e alla paura, e di come i reporter del III Millennio vivono e narrano una sfida antistorica e inattesa.

Per informazioni e iscrizioni ->

30 Novembre, 2022

Gli editori dei giornali più autorevoli del mondo fanno appello agli Usa per Assange – La presa di posizione di Lula

“Pubblicare non è un crimine” dicono New York Times, Guardian, Le Monde e Der Spiegel 

Il giornalismo non è un crimine, il governo degli Stati Uniti deve porre fine alla causa contro Julian Assange per aver pubblicato segreti di stato.

Dodici anni fa, il 28 novembre 2010, i nostri cinque giornali internazionali – New York Times, Guardian, Le Monde, El País e Der Spiegel – hanno pubblicato una serie di rivelazioni in collaborazione con WikiLeaks che hanno fatto notizia in tutto il mondo.

Il “Cablegate”, una serie di 251.000 messaggi riservati del dipartimento di stato degli Stati Uniti, ha rivelato corruzione, scandali diplomatici e affari di spionaggio su scala internazionale.

Nelle parole del New York Times, i documenti raccontavano “la storia senza veli di come il governo prende le sue decisioni più importanti, le decisioni che costano di più al paese in vite e in denaro”. Anche oggi, nel 2022, giornalisti e storici continuano a pubblicare nuove rivelazioni, utilizzando il tesoro unico di quei documenti.

Per Julian Assange, editore di WikLeaks, la pubblicazione del “Cablegate” e diverse altre fughe di notizie correlate ha avuto le conseguenze più gravi.

Il 12 aprile 2019, Assange è stato arrestato a Londra su un mandato di arresto degli Stati Uniti ed è ora detenuto da tre anni e mezzo in una prigione britannica ad alta sicurezza di solito utilizzata per i terroristi e i membri della criminalità organizzata.

Affronta l’estradizione negli Stati Uniti e una possibile condanna fino a 175 anni in una prigione americana di massima sicurezza.

Questo gruppo di giornalisti ed editori, che hanno tutti lavorato con Assange, nel 2011 ha sentito la necessità di criticare pubblicamente la sua condotta, quando sono state rilasciate copie integrali non redatte dei messaggi, e alcuni di noi sono preoccupati per le accuse sulla sua presunta complicità nel tentativo di intrusione informatica in un database classificato.

Oggi però ci uniamo tutti insieme per esprimere le nostre gravi preoccupazioni per il continuo perseguimento di Julian Assange per aver ottenuto e pubblicato materiali classificati.

L’amministrazione Obama-Biden, in carica durante la pubblicazione di WikiLeaks nel 2010, si è astenuta dall’incriminare Assange, spiegando che avrebbero dovuto incriminare anche i giornalisti dei principali organi di stampa.

Quella loro posizione ha difeso la libertà di stampa, nonostante le sue conseguenze scomode.

Sotto Donald Trump, tuttavia, la posizione del governo è cambiata. Il Dipartimento della Giustizia si è basato su una vecchia legge, l’Espionage Act del 1917 (una norma pensata per perseguire potenziali spie durante la prima guerra mondiale), che non è mai stata utilizzata per perseguire un editore o un’emittente.

Questa accusa stabilisce un pericoloso precedente e minaccia di minare il primo emendamento della Costituzione americana e la libertà di stampa.

Ottenere e divulgare informazioni sensibili quando è necessario nell’interesse pubblico è una parte fondamentale del lavoro quotidiano dei giornalisti.

Se questo lavoro viene criminalizzato, il nostro discorso pubblico e le nostre democrazie sono resi significativamente più deboli.

Dodici anni dopo la pubblicazione dei “Cablegate”, è tempo che il governo degli Stati Uniti ponga fine alla causa contro Julian Assange per aver pubblicato segreti di stato.

Pubblicare non è un crimine.

Gli editori e la redazione di

New York Times Guardian
Le Monde
Der Spiegel

El País

Versione originale pubblicata dal Guardian e tradotta in italiano

La presa di posizione di Lula

Comunicato Ansa

(ANSA) – BUENOS AIRES, 29 NOV – Il presidente eletto del Brasile, Luiz Inacio Lula da Silva ha incontrato ieri il caporedattore della piattaforma WikiLeaks, Kristinn Hrafnsson, chiedendo che Julian Assange “sia liberato dalla sua ingiusta carcerazione.


    Via Twitter Lula, che si insedierà alla presidenza del Brasile l’1 gennaio prossimo, ha reso noto di essersi incontrato con “Hrafnsson, e con il giornalista Joseph Farrell, che mi hanno informato sulla situazione sanitaria e sulla lotta per la libertà di Julian Assange”.


    “Ho chiesto loro – ha sottolineato – di inviare (ad Assange) la mia solidarietà”. Auspico, ha concluso, che “Assange sia liberato dalla sua ingiusta prigionia”.
    La presa di posizione di Lula avviene all’indomani della diffusione da parte di cinque quotidiani (New York Times, Guardian, Le Monde, Der Spiegel e El Pais) di una lettera aperta in cui si chiede agli Stati Uniti di far cadere le accuse contro Assange in nome della libertà di stampa. (ANSA).

3 Novembre, 2022

Al lavoro la Giuria della seconda edizione del Premio

Paolo Griseri

66 anni, torinese, ha seguito le cronache della città fin dagli anni 80. Per 15 anni è stato corrispondente del Manifesto. Nel 2000 è passato a Repubblica. Come inviato ha seguito in particolare le vicende della Fiat nel periodo di Marchionne. Nel 2020 è diventato vicedirettore della Stampa occupandosi in particolare delle cronache torinesi e delle province. Oggi collabora con La Stampa,  Repubblica e Huffington Post.  

Per Editori Riuniti, con Massimo Novelli e Marco Travaglio, ha scritto Il processo. Storia segreta dell’inchiesta Fiat tra guerre, tangenti e fondi neri (1997). Con Sergio Chiamparino ha pubblicato per Einaudi La sfida. Oltre il Pd per tornare a vincere. Anche al Nord (Stile libero Extra, 2010). Nel 2012, sempre per Einaudi, ha pubblicato La Fiat di Marchionne. Da Torino a Detroit.

Marina Forti

Giornalista e scrittrice. Ha lavorato per trent’anni a il manifesto, dove è stata caposervizio, caporedattore e inviata. Ha ricevuto il Premiolino (1999) per la sua rubrica Terraterra e il premio Elsa Morante per la comunicazione (2004) per il libro La signora di Narmada. Le lotte degli sfollati ambientali nel Sud del mondo (Feltrinelli, 2004). Ha pubblicato Il cuore di tenebra dell’India. Inferno sotto il miracolo (Bruno Mondadori, 2012). Il suo ultimo libro è Malaterra. Come hanno avvelenato l’Italia (Laterza, 2018). Collabora con Internazionale, Altreconomia, e altre testate. È vicedirettrice della Scuola di giornalismo della Fondazione Lisli e Lelio Basso.

Vincenzo Vita

(Salerno, 1952, cresciuto a Milano e da anni residente a Roma), giornalista, è Presidente dall’aprile 2015 dell’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, nonché dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra.

Deputato con l’Ulivo nel 1996, è stato Sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni fino al 2001. Dal 2003 al 2008 ricoprì la carica di Assessore alla cultura della Provincia di Roma. Dal 2002 al 2003 componente del consiglio di amministrazione del “Palaexpo” di Roma. Da 2002 al 2007 ha tenuto corsi come docente a contratto presso l’Università di Sassari sulle teorie dei media.

Senatore del Pd nel 2008, è stato Vicepresidente della Commissione istruzione. Ha pubblicato, tra l’altro: “Dopo i mass media” (Ed. Associate, 1993), “L’inganno multimediale” (Meltemi, 1998), insieme a Latini, “Il ’68 –un evento, tanti eventi, una generazione” (Franco Angeli, 2008), “Rosso digitale. L’algoritmo di Marx” (manifestolibri, 2019), “La disfida della Par Condicio. 20 anni dopo”( The Skill, 2020, libro collettivo a cura di Luca Romano). Ha scritto numerosi articoli e saggi sui temi della comunicazione, collaborando –tra l’altro- alla stesura di diverse leggi in materia. Fa parte dell’International Institute of Communication. Collabora con  il quotidiano “il manifesto”, con i quotidiani online “Blitzquotidiano” e Jobsnews”,  con la rivista “Critica marxista” e con il sito di  “Articolo21” della cui associazione è Garante.

Simona Carnino

Giornalista freelance e documentarista specializzata in diritti umani, tematiche migratorie e America Latina, dove ha vissuto e investigato sul campo l’impatto dei conflitti politici, economici e ambientali sulle popolazioni locali e indigene.

Tra i suoi documentari, “Aguas de Oro”, la serie per il web “Passaggi – Quando gli Stranieri fanno integrazione” e “The Power of Passport”.

Ha pubblicato i suoi lavori su testate nazionali e internazionali, tra le quali Internazionale, Sky, Repubblica, El País, Lifegate, Altraeconomica.

Nel 2020 ha vinto il premio Mimmo Cándito per un Giornalismo a Testa Alta con il reportage Viaggiare Bagnati – L’epopea dei migranti centroamericani all’epoca di Trump, Missioni Consolata, luglio 2019.