Notizie

7 Marzo, 2022

in Russia è morta la libertà d’informazione.
In Occidente non sta tanto bene.

Dal “Il Manifesto”– Roberto Zanini, 06.03.2022

I media stranieri chiudono bottega, via Cnn e Bbc

La nuova “Legge sulla verità” di Putin Era notte fonda a Mosca quando un portavoce del network di Atlanta ha comunicato che “la Cnn interromperà le trasmissioni in Russia mentre continuiamo a valutare la situazione e i nostri prossimi passi avanti”.

Se ne va anche l’americana Cnn, chiude gli uffici Bloomberg, sbaracca la Efe spagnola… La nuova legge sulla verità in tempo di guerra, firmata da Putin nella notte di venerdì dopo un rapido e unanime passaggio alla Duma e il senato, ha sparso cadaveri mediatici in tutte le Russie. E non poteva essere altrimenti, con una pena “fino a 15 anni di prigione” e con i nebulosi motivi per cui tale pena può essere inflitta.

Se la britannica Bbc è stato il primo big mediatico occidentale ad ammainare la sua bandiera, ieri è toccato alla regina delle reti all-news, quella Cnn che da trent’anni (dalla prima guerra del Golfo) è la vera, grande risorsa globale per le notizie d’emergenza. Era notte fonda a Mosca quando un portavoce del network di Atlanta ha comunicato che “la Cnn interromperà le trasmissioni in Russia mentre continuiamo a valutare la situazione e i nostri prossimi passi avanti”.

Il telegiornale del pianeta se ne va con un ultimo botto, riferendo che quattro bombardieri americani B-52 hanno sorvolato il confine est della Nato “partendo dall’aeroporto Fairford della Royal air force britannica (…) in un’esercitazione con l’aeronautica della Germania
e della Romania” – ieri erano volati colpi intorno a una centrale nucleare, oggi ci mancavano giusto le esercitazioni di bombardieri pesanti lungo un confine in guerra…

Una manciata di minuti dopo la Cnn e un altro big americano faceva la stessa cosa: via dalla Russia anche Bloomberg, la regina indiscussa delle news economiche – da sola vale un terzo dell’intero fatturato mondiale delle notizie sui soldi – avviando così una catena
di smobilitazioni che fa tornare indietro la Russia ai tempi sinistri dell’Unione sovietica – ma con efficienti istituzioni che sembrano replicare quelle del lato opposto della Storia: il Minculpop, l’Ovra…

Complici i fusi orari, sono gli americani i primi a chiudere bottega. A Cnn e Bloomberg si sono immediatamente affiancate Abc e Cbs. La Cbs è la rete che ha portato per la prima volta la guerra nel salotto di casa, era il Vietnam e si lavorava ancora con pellicole da girare, sviluppare, montare e infine trasmettere. La guerra in Ucraina è il primo conflitto documentato dai telefonini ma la Cbs se lo vedrà in salotto – quanto meno la parte di conflitto che avviene a Mosca e nei suoi sterminati dintorni.

E dopo la partenza degli americani, i media in fuga cominciano a tracimare, l’Occidente mediatico diventa una specie di profugo alla rovescia, costretto a marciare verso il paese aggredito perché scacciato da quello aggressore. Se ne vanno le reti pubbliche della Germania in pieno e clamoroso riarmo, come non era mai accaduto dai tempi della Seconda guerra mondiale: Ard e Zdf annunciano un “sospendiamo le trasmissioni” uguale a all’annuncio della radio Deutsche Welle il giorno prima. Chiudono gli uffici russi anche l’agenzia Efe e la radio- tv Rtve, la principale agenzia di stampa e il principale gruppo televisivo di Spagna (la tf è per metà di proprietà statale).

Il mercato di lingua spagnola è così importante che persino i media del Cremlino,
i citatissimi Rt e Sputnik, ofrono notiziari nella lingua di Cervantes. Se ne va anche la Rai italiana, fa le valigie l’apprezzatissimo e informato Marc Innaro – della coda di fatti e polemiche si parla in un altro
articolo in questa pagina. Se ne va l’inviato del Tg5, richiama i suoi inviati anche la principale agenzia italiana, l’Ansa. Chiude anche Cbc- Radio, abbandona Mosca anche il Canada.

Non ancora del tutto bloccato, ma pesantemente strangolato l’accesso a Facebook e Twitter, altro materiale che magari non produce notizie ma le diffonde enormemente. Esistono social media alternativi made in Russia, e sono anche piuttosto popolari, ma i 70 milioni di utenti russi che Facebook dichiara ufficialmente sono un blocco poderoso.

Il tutto mentre il governo dell’Ucraina si toglie quanto meno una soddisfazione, e su Twitter celebra a modo suo l’anniversario della morte di Stalin: “Happy Stalin’s Death Day!” dice il testo, corredato dalla foto in bianco e nero di una donna che offre un piatto di bortsch – la tipica zuppa nazionale – per festeggiare il ricordo di quel 5 marzo del 1953.

Quelli che non hanno dove andare sono i media russi. Il conta-arresti del sito Ovd-Info ieri sera era salito a 8283, la coraggiosa Novaya Gazeta titola “Confusione nella testa e dolore nel cuore” con la foto di una bambina davanti a murales con un carro armato. Rispetta la nuova legge anti-giornalisti: niente parole proibite come “guerra”, niente foto di bombardamenti o vittime (è un dipinto murale), niente notizie sediziose o disfattiste (l’astuto sommario dice: “Come spiegare la realtà agli adolescenti”). E’ un samizdat 2.0 – e chi perseguiva i samizdat originali, quelle opere proibite scritte a mano e passate di nascosto – alla fine ha perso.

3 Marzo, 2022

Open Democracy: appello per aiutare i giornalisti contro le bugie e il senso della guerra

Open Democracy è un blog impegnato per la difesa e lo sviluppo della democrazia in Europa

In openDemocracy abbiamo tagliato le bugie e il senso della guerra. La scorsa settimana abbiamo pubblicato sul campo le voci di ucraini e russi che altrimenti non sarebbero stati ascoltati. Fondamentalmente, le loro storie vengono lette da migliaia di persone nella regione stessa.
Ma vogliamo aiutare anche altri giornalisti. Ci sono giornalisti in Ucraina che stanno rischiando la vita per raccontare al mondo la brutale invasione russa del loro paese.
Siamo solidali con loro. Per questo motivo questa settimana daremo i soldi che di solito riceviamo da voi, i nostri lettori, per sostenere i media e i giornalisti ucraini, compresi quelli che hanno perso la casa. OpenDemocracy abbinerà il fondo di ogni donazione ricevuta prima di lunedì 7 marzo fino a £ 6.000 – l’importo che generalmente riceviamo dai lettori ogni settimana – per aiutare i giornalisti in prima linea nella guerra. Ciò significa che raddoppieremo le donazioni dei lettori fino a un totale di £ 6.000.
Questo è un grosso problema. Non siamo un’organizzazione ricca. Non pubblichiamo pubblicità sul nostro sito, non abbiamo un paywall né abbiamo il sostegno di grandi imprese. Ma sappiamo quanto sia importante dire la verità al potere, quindi siamo felici di farlo.
Il denaro raccolto da questo appello urgente sarà suddiviso tra:

  • L’Institute of Mass Information, che aiuta a fornire ai giornalisti giubbotti antiproiettile, caschi e altre attrezzature. Aiuta anche con la loro evacuazione, se necessario.
  • Filiali locali dell’emittente pubblica ucraina Suspilne nell’Ucraina orientale. Anche alcuni giornalisti ucraini con cui abbiamo lavorato in precedenza, che non stiamo nominando per motivi di sicurezza.

Per favore aiuto. Dobbiamo muoverci velocemente. La situazione si sta sviluppando rapidamente. E, francamente, le vite sono a rischio.
https://support.opendemocracy.net/campaign/ukraine-journalists?utm_source=General%20emails&utm_medium=email&utm_campaign=Facts%20vs%20lies&_kx=xve-AJZzOVyfaZA0rWArMzJX7SHNHcrhVTJu6d0M3rll6KlQFey312WGAlYe6UZ_.YjCYwm

Se decidi di impostare una donazione ricorrente, il tuo denaro aiuterà a sostenere la nostra copertura spaziale russa, ucraina e post-sovietica, incluso il nostro esclusivo servizio in lingua russa, che è stato letto da centinaia di migliaia di persone nella regione nell’ultima settimana

Grazie per la vostra generosità.
Pietro Geoghegan, Direttore di Open Democracy
www.opendemocracy.net

23 Febbraio, 2022

in Senato la strada tortuosa verso il diritto alla conoscenza.
Il convegno del 21 febbraio

Si è tenuta lo scorso 21 febbraio, presso la Biblioteca del Senato della Repubblica, la seconda sessione del convegno “Il diritto alla conoscenza. Whistleblowers italiani”.

Il senatore Marilotti che ci ha ospitati e che del diritto alla conoscenza è un paladino, ha ricordato che il 2022 è l’anno del  Centenario del fascismo e dell’uccisione di Matteotti, ha parlato di una “ gestione sciatta degli archivi” come di un’ombra, e del piano di desecretazione in atto, “per offrire agli storici le piste della conoscenza”.

Il dibattito, coordinato dalla Presidente Marinella Venegoni, ha portato nuovamente il Premio Càndito (in collaborazione con la Fondazione Basso e la sua scuola di Giornalismo, presente con la vicedirettrice Marina Forti) a confrontarsi con un giornalismo di inchiesta di altissimo livello. Dall’interessantissimo tema dell’occultamento e della “smemoratezza” sulle conseguenze del colonialismo italiano che ancora oggi impedisce di cogliere il senso del presente, spiegato da Alessandro Triulzi, alle vicende del coinvolgimento degli italiani nelle migrazioni libiche ripercorso dal fondatore del Premio Gian Giacomo Migone, un vasto arco di problematiche si è aperto in una successione avvincente e inquietante.

Il recente caso Assange è stato nuovamente dibattuto da Stefania Maurizi e Vincenzo Vita; Nello Trocchia di “Domani” ha ripercorso vicende drammatiche del suo scoop sul carcere di Santa Maria Capua Vetere altrettanto drammatici i risvolti mai chiariti del famoso G8 di Genova, ricordati da Annalisa Camilli autrice di un podcast sull’argomento; illuminante la ricostruzione della vicenda dei Marò in India, a cura di Matteo Miavaldi. Dalla successione degli interventi è uscito un quadro che dimostra come la strada verso il diritto alla conoscenza sia ancora lunga e tortuosa.

Hanno inoltre parlato di noi Art 21 https://www.articolo21.org/2022/02/diritto-alla-conoscenza-conoscere-per-deliberare/ e Critica Liberale https://criticaliberale.it/2022/02/22/uscito-il-n-102-di-nonmollare-scaricabile-gratis-qui/

Buon ascolto e buona lettura.

16 Febbraio, 2022

Il diritto alla conoscenza. Whistleblowers italiani

Vi segnaliamo il nuovo evento in Senato, Il diritto alla conoscenza. Whistleblowers italiani, che si terrà lunedì 21 febbraio alle 15,30, nato da un’iniziativa del nostro Premio per Giornalismo a Testa Alta, promosso insieme con la Scuola di Giornalismo della Fondazione Lelio e Lisli Basso e in collaborazione con la rivista “L’Indice dei Libri del Mese”. Dall’occultamento sulle conseguenze del colonialismo italiano al recente caso Assange: in diretta streaming su  WEBTV.SENATO.IT.

Coordinano: Marinella Venegoni e Gian Giacomo Migone  

Scarica la locandina in formato pdf ->